martedì 8 luglio 2014

lunedì 20 gennaio 2014

INCONTRO MERCOLEDI' 22 GENNAIO


Mercoledì 22 gennaio, ore 18
Ca'Vendramin Calergi (Casinò di Venezia)

Prima parte
Paolo Lanapoppi presenta il nuovo libretto della collana Occhi aperti su Venezia (editore Corte del fontego)

Fuori dentro Ghetto 
di Shaul Bassi e Isabella di Lenardo
Interverranno gli Autori

La presentazione sarà accompagnata da due brani di musica sefardita
eseguiti all'arpa da Sara Mancuso
(«Por que llorax», Andalusia, 5'; «Durme, durme», Turchia, 4')

Seconda parte
Dialogo aperto ad altri autori della collana, tra cui Silvio Testa e Paola Somma, sul tema «Venezia “nuovo ghetto?»”.
Modera Edoardo Salzano

martedì 7 gennaio 2014

I titoli del nuovo quartetto

Nel primo quartetto dell'anno, compare un solo nuovo titolo, Fuori, dentro, Ghetto, in occasione del suo cinquecentesimo anniversario di vita, che si avvicina. Autori: Shaul Bassi e Isabella di Lenardo. La contemporanea versione in inglese - The Ghetto inside out - è tradotta da John Francis Phillimore.
Il terzo titolo è la traduzione tedesca di Abitando Venezia di Sergio Pascolo.
Il quarto è la ristampa aggiornata di La Laguna di Venezia di Edoardo Salzano, da tempo esaurita.
Una sola novità dunque ma un nuovo impegno di traduzione: i libretti, almeno alcuni, devono farsi conoscere... 
Ecco le copertine:



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Nel 2016 il Ghetto di Venezia compie 500 anni.
Quali segni, appariscenti o discreti, rimangono oggi
per identificare l’antico quartiere ebraico,
fulcro di una comunità destinata nei secoli
a influenzare l’Europa intera?




NOVITA'


Mercoledì 22 gennaio 2014, ore 18
Ca’ Pesaro (Casinò di Venezia)
nell'ambito delle presentazioni organizzate dalla Libreria Toletta

Presentazione del nuovo volumetto di OAV
Fuori, dentro, Ghetto  
di Shaul Bassi e Isabella di Lenardo
e della sua traduzione in inglese 
di John Francis Phillimore

Nel 2016 il Ghetto di Venezia compie 500 anni.
Quali segni, appariscenti o discreti, rimangono oggi
per identificare l’antico quartiere ebraico,
fulcro di una comunità destinata nei secoli
a influenzare l’Europa intera?

Alla presentazione seguirà una discussione sulla traccia:

Il tema del ghetto e del recinto apre necessariamente una finestra sulla città che il Ghetto, oggi “cerniera aperta sul mondo”, contiene. 
A quale significato di ghetto bisogna rifarsi per ripensare la Venezia di oggi? Se il Ghetto di Venezia non è più un recinto che chiude ed esclude, si può dire altrettanto per la città che la ospita? Forse proprio Venezia è il nuovo ghetto, il nuovo recinto, l’esclusione, la chiusura, la segregazione. E in due direzioni, quella che sta separando la città di pietra dal suo ambiente naturale, e quella che sta allontanando la città dalla società che la vive. Da un lato infatti costatiamo che la città costruita (con i mattoni, i marmi, le pietre, il legno) è tagliata fuori dalla particolare e specialissima natura da cui è sgorgata e che le ha dato forma - la sua acqua salsa - diventando un generico specchio d’acqua salata, un braccio di mare. Dall’altra parte vediamo che l’invasione d’un turismo, smisurato, sregolato, alimentato da motivi  e interessi che vedono la città come merce da sfruttare e consumare e non un bene da conservare, espelle la società viva e variegata che la abita, che vive la sua storia e la costanza della quotidianità.

Ne parleranno con gli Autori
Paolo Lanapoppi 
Edoardo Salzano 
Paola Somma 
Silvio Testa

Vi aspettiamo numerosi

lunedì 21 ottobre 2013

Nella buca delle lettere

Il lavoro alle spalle dei libretti di OAV è abbastanza solitario. Il contatto con i lettori è raro e solo attraverso i racconti dei librai apprendiamo qualcosa dell’accoglienza dei nuovi testi proposti.
Ma a volte le opinioni dei lettori si fanno strada da sole e incoraggiano. Questa è parte di una bella lettera diretta all'Autore di Confondere la Laguna:

“ho deciso di scriverle dopo aver letto Confondere la Laguna.
Un libro necessario, sotto ogni aspetto. Approfondito, essenziale, mirato, si presta a diversi livelli di lettura e comunicazione. (...) Cosa sia la Laguna, come sia fatta, come funzioni, a cosa serva, sembra essere ignoto a più di qualcuno. Talvolta si tratta di benevola non conoscenza, talaltra di indifferenza o addirittura di stupidità.
I misfatti ambientali ordini ai danni della Laguna si fondono proprio su questa confusione e da questa traggono alimento.
Acutamente, il titolo dell'opera non pone l'accenno sul danno, bensì sul caos che sta a monte.
Il primo passo per salvare la Laguna non è denunciare ma dissipare la confusione attraverso l'informazione e la sensibilizzazione.
[lettera firmata]

martedì 15 ottobre 2013

NOVITA'




Il libro
Nessuna storia del movimento per la tutela della natura e della storia in Italia può prescindere da Antonio Cederna. Che di quel movimento è fra i capostipiti. Con altrettanta certezza si può aggiungere quanto sia difficile stringere Cederna in una definizione che tenga assieme il suo pensiero,
i suoi interessi e le sue battaglie. Ha dedicate all'’urbanistica, all’'uso dissennato del suolo, alla salvaguardia del patrimonio culturale e del paesaggio le energie migliori e le riflessioni più innovative. Molte battaglie le perde, ma molte altre le vince: se non ci fosse stato, l’'Italia sarebbe peggiore. E se non ci fosse stato, il racconto di che cosa sia accaduto e accada in Italia non sarebbe completo.


L'Autore
Francesco Erbani è caposervizio delle pagine culturali di «Repubblica».
Nel 2003 ha vinto il Premio di Giornalismo civile, nel 2006 il Premio Antonio Cederna. Tra i suoi libri: Uno strano italiano. Antonio Iannello e lo scempio dell’ambiente, 2001; L’Italia maltrattata, 2003; La cultura degli italiani, libro intervista con Tullio De Mauro, 2004 (nuova edizione 2010); la curatela di una nuova edizione di I vandali in casa di Antonio Cederna, 2006; Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe, 2010; La fine della città, libro intervista con Leonardo Benevolo, 2011; Roma. Il tramonto della città pubblica, 2013, tutti editi da Laterza.
Nel 2008 e nel 2009 ha curato il Città Territorio Festival di Ferrara. Insegna Giornalismo culturale presso il Master di Editoria, giornalismo e management culturale, Università «La Sapienza» di Roma, facoltà di Scienze umanistiche.

lunedì 23 settembre 2013

DISPONIBILE IN RETE

Questo è il pdf di E le chiamano navi di Silvio Testa.
E' esaurito ma in questo momento è necessario.
BUONA LETTURA



SILVIO TESTA, E LE CHIAMANO NAVI

venerdì 2 agosto 2013

Nella buca delle lettere

Quando in primavera venne pubblicato l'articolo che raccontava le nostre difficoltà, abbiamo ricevuto molte testimonianze di affetto e solidarietà. 
Decidiamo adesso di pubblicare almeno una di quelle lettere, che coglie gli intenti della collana con parole che noi non sapremmo usare e dice di un affetto nato e maturato in questi anni con i lettori che non ci eravamo immaginati. 


Alla Casa editrice Corte del Fontego

ho letto solo di recente un articolo di Vitucci della “Nuova Venezia” che riferisce di una possibile, minacciata chiusura della Casa editrice.
Trovo la notizia preoccupante e inaccettabile. 

Oltre alla sparizione delle librerie nella città storica, ora dobbiamo tollerare pure questo?

Fin dalla loro prima comparsa ho grandemente apprezzato le pubblicazioni della collana “Occhi aperti su Venezia”. A casa ho l’intera collezione. Molti libretti della “serie rossa”, ma non solo, li ho regalati ad amiche di Milano che amano la nostra città, altri li ho acquistati e dati a veneziani che non conoscevano ancora la collana.
La libreria M.P. – che ha il merito di esporre i libretti bene in vista all’ingresso – mi dice che si continuano a vendere bene. 

Lo immagino, dato il rigore, la facilità di lettura malgrado i contenuti impegnativi, la varietà dei temi, la limpida veste grafica, il prezzo più che accessibile, la formula “modulare” e agile, l’autorevolezza degli autori, le notizie su quanto sta accadendo a Venezia. Mi riferisco alla “privatizzazione” di pezzi di città, al turismo e lo spopolamento, alle grandi navi, tutti argomenti di cui personalmente ho appreso, e soprattutto compreso, molto di più attraverso “Occhi aperti” che non dagli articoli della stampa locale, spesso troppo criptici sugli interessi in gioco.

In conclusione, ritengo che un’esperienza di informazione e di cultura così meritevole e originale, così preziosa e istruttiva, non possa terminare. Deve poter essere portata avanti come strumento di conoscenza, e questo per il bene stesso della città.
Mi pare di capire dall’articolo di Vitucci che il problema è innazitutto finanziario. Bene, nei limiti dei miei pochi mezzi (lavoro come impiegata in un servizio sociale comunale) vorrei assicurarLe la mia disponibilità a contribuire, se ad esempio un migliaio di euro potessero servire a superare il momento difficile. Lettera firmata

lunedì 22 luglio 2013

MAIL ESTIVA

In questo periodo estivo e fino alla fine di agosto invito a non scrivere all'indirizzo mail cortedelfontego@virgilio.it
bensì a marina.zanazzo@tin.it
virgilio non ci segue ovunque.
auguri a tutti
m

venerdì 19 luglio 2013

NUOVO QUARTETTO

Sono in libreria i nuovi titoli!
La fine di luglio non è il periodo più propizio per fare uscire nuovi libri, o forse sì...    :-)
Buona lettura e buone vacanze



«Ci sono diversi giardini oltre ai comuni di semplici, notabili e famosi per piante nobili e rare, cosa incredibile ai forestieri, poiché essi pensano che l'acqua salsa non possa cedere all'artificio umano» (Francesco Sansovino)        
La Laguna di Venezia è l'ambiente umido più esteso del Mediterraneo ma è anche uno spazio urbano monumentale: un coerente ecosistema, un unico meccanismo, in cui le barene «necessitano di tutela come le chiese e i palazzi della città». La Laguna di Venezia non va confusa con un anello di acque libere e indistinte, funzionali alla città, in cui si possano aprire mega canali a uso di bretelle autostradali e circonvallazioni che tutto risucchiano e dissolvono 

«Atorno questa nostra città»: dai marginamenti cinquecenteschi alle Fondamente Nuove

Una “scultura abitabile” slanciata verso il cielo, un groviglio di infrastrutture a terra, un territorio tutelato: un anno di discussioni serrate racconta la storia di un'occasione persa, un disastro sventato o una patacca?

lunedì 10 giugno 2013

librerie e librerie

La maggior parte delle librerie veneziane con cui lavoriamo e che ospitano i libretti di OAV è attenta e scrupolosa, solidale e rispettosa del nostro lavoro. 
Qui a fianco, la pagina con  l'elenco delle librerie veneziane che riforniamo più spesso e in cui è più facile trovare tutti i titoli.
Buona lettura

Si va avanti



In tanti hanno letto questo articolo: annunciava la chiusura di Occhi aperti su Venezia per giugno. Un periodo molto deprimente. Abbiamo ricevuto molte telefonate e mail preoccupate. Grazie del sostegno affettuoso e partecipe. 
Ma tranquilli, non chiudiamo. Anzi rilanciamo. Se le librerie fanno la loro parte (capito??), i libretti sono autosufficienti e possiamo andare avanti. Alla fine di giugno quattro nuovi titoli per riflettere! E altri quattro a ottobre, e altri quattro a dicembre.....m

martedì 23 aprile 2013

Il nuovo quartetto di primavera

Veneziana, Elena Lucrezia Corner Piscopia (1646-1684) è la prima donna laureata nel mondo.  Agli onori fastosi tributati dai contemporanei e alla costruzione mitico-celebrativa
del personaggio succede un lungo periodo di oblio, prima della rivalutazione dello straordinario primato
 




Nella difficile e opaca congiuntura - economica, politica, sociale - di metà Ottocento, la vicenda di Giovanni Busetto (1796-1887), imprenditore di straripante capacità inventiva e spirito d'iniziativa, consente di costruire tratti della nuova borghesia in formazione nel Veneto, tra il periodo napoleonico e quello asburgico





Su un consolidato paleosuolo noto a Venezia come caranto, di molto precedente la formazione della Laguna, galleggia il limo lagunare, compattato e compresso dalle fondazioni della città. L'età dei micro organismi presenti in questo limo
permette di conoscere come e quando la Laguna si è formata





Delendae Venetiae è la caustica esortazione che Pompeo Molmenti scagliava nel 1887 dalle pagine della «Nuova Antologia» contro l'amministrazione veneziana
che s'apprestava a “sanificare” la città con 40 interventi urbanistici. A distanza di oltre un secolo, in molti continuano a ritenere necessario “modernizzare” Venezia, per inserirla nel tempo del terzo millennio

lunedì 4 marzo 2013

Novità

E' nelle librerie (e in Libro.co) un nuovo volume della collana Voci sulla città. 

Lezioni di Piano. L'esperienza pioniera del piano paesaggistico della Sardegna raccontata per voci.  

Voce guida: Edoardo Salzano
Prologo a cura di Sandro Roggio

Pagine 320
Euro 25,00 
Con illustrazioni





Le voci sono di
Giulio Angioni, Gabriele Asunis, Bachisio Bandinu, Gabriella Belloni, Ignazio Camarda, Paola Cannas, Ugo Cappellacci, Luigi Cogodi, Angelo Comiti, Costantino Cossu, Giorgio Costa, Piero Cuccu, Stefano Deliperi, Gino Derosas, Francesco Erbani, Piero Filigheddu, Marcello Fois, Roberto Gambino, Elio Garzillo, Francesco Giorgioni, Maria Pia Guermandi, Giorgio La Spisa, Giovanni Lilliu, Giacomo Mameli, Elisabetta Manella, Carlo Mannoni, Sante Maurizi, Antonietta Mazzette, Cicito Morittu, Maria Paola Morittu, Alberto Roccella, Antonello Sanna, Gian Valerio Sanna, Alessio Satta, Enzo Satta, Paolo Scarpellini, Helmar Schenk, Renato Soru, Camillo Tidore, Giorgio Todde, Paolo Urbani.
Le immagini fotografiche - un'altra voce - sono di Alessandra Chemollo, Isabella Barena, Fulvio Orsenigo.

Tutti i capitoli sono introdotti da un testo di Edoardo Salzano, che firma anche la Prefazione
 

Prefazione
Il piano paesaggistico della Sardegna è stato un sogno, un castello di sabbia costruito su una spiaggia destinato a essere sgretolato dal calore del sole o dissolto dall’onda marina? La Giunta Cappellacci non ha né l’ardore del sole né l’impeto dell’onda. Ma certamente le prime leggi emanate rivelano che l’intenzione di distruggerlo c’è ed è forte; anzi, è già in atto con dichiarazioni, azioni, inazioni e norme eversive.

Quando il presidente Soru, nel 2004, mi chiese di collaborare alla formazione del piano paesaggistico regionale come componente del Comitato scientifico, conoscevo pochissimo della Sardegna. Mai visitata da turista, l’avevo raggiunta solo in quanto sede di incontri di studio e di lavoro. A posteriori, mi sembra significativo che una
delle occasioni principali di contatto con la Sardegna e con i sardi sia stato un convegno sulla legge Galasso. Era passato un anno dalla sua approvazione, le Regioni avrebbero dovuto provvedere all’attuazione redigendo piani territoriali fondati sui suoi criteri del tutto innovativi. Benché il risultato dell’attuazione regionale della legge fosse allora assolutamente deludente (come oggi è quella del Codice del paesaggio, con l’unica eccezione della Sardegna), era certo stata avviata la costruzione di un modello di pianificazione del paesaggio capace di reggere alle insidie giuridiche derivanti dalla forza degli interessi immobiliari nell’uso del territorio.

Avevo seguito molto da vicino la formazione della legge Galasso. Franco Bassanini e Guido Alborghetti, i due deputati che su mandato della commissione parlamentare stendevano il testo definitivo della legge, mi consultavano spesso. Insieme lavorammo per trovare il corretto equilibrio – in termini di pianificazione paesaggistica - tra due esigenze in apparenza contraddittorie, poste dalla Costituzione: la tutela del paesaggio e quella della proprietà privata (ho contribuito in particolare ad attribuire la facoltà di conferire «particolare considerazione paesaggistica e ambientale» anche agli strumenti della pianificazione ordinaria). Avevo poi seguito la redazione del piano paesaggistico dell’Emilia Romagna, unico esempio tempestivo e puntuale di attuazione della legge e primo approfondimento del suo principio essenziale: la solidità giuridica dei vincoli sull’uso della proprietà privata, sull’individuazione delle “categorie di beni a confine certo”, alla tutela delle quali è affidata la garanzia del rispetto dell’articolo 9 della Costituzione. Dalla legge Galasso e dalla sua attuazione emiliano-romagnola discendeva un modello di pianificazione
che mi sembrava utile proporre per il piano della Sardegna. 
La lettura delle Linee guida per il lavoro di predisposizione del ppr, predisposte dalla Giunta, e i successivi incontri mi confermarono che la Regione aveva idee chiare e condivisibili sulle finalità da raggiungere, ma non un’adeguata consapevolezza del modello di pianificazione da assumere. Ritenevo che il mio contributo nel Comitato scientifico, assieme a quello di altri urbanisti che avevano partecipato in differenti sedi e con differenti ruoli alla pianificazione paesaggistica, potesse essere utile per individuare il percorso da compiere nell’utilizzo del vasto ed eterogeneo materiale raccolto e ordinato dagli uffici della Regione, alla cui integrazione e approfondimento avrebbero certamente potuto collaborare gli altri componenti del Comitato versati in diverse essenziali discipline.

Il lavoro che abbiamo compiuto fino all’approvazione del piano e le testimonianze sulla sua validità (dalle sentenze della giustizia amministrativa ai riconoscimenti della cultura nazionale e internazionale) mi hanno convinto della giustezza di applicare
come criterio fondamentale della pianificazione paesaggistica l’individuazione e la disciplina di elementi del territorio appartenenti alle “categorie dei beni a confine certo”, anche se non fu facile portare a ragionare tutti gli attori della costruzione del piano nella stessa direzione. Inoltre, il passaggio dalla legge Galasso al Codice del paesaggio e alle successive modifiche del 2006 aveva provocato ulteriori incertezze.

Il piano paesaggistico della Sardegna è frutto di tre elementi: la visione e la determinazione di Renato Soru, allora presidente della Regione; una cultura urbanistica e del paesaggio che parte da lontano; fecondi incontri tra le esperienze maturate in più ambiti culturali e territoriali. Proposito mio e dell’editore, nel progettare questo volume, era raccontare questa esperienza di pianificazione, per molti versi pioniera e all’avanguardia, proprio mentre è in atto la sua aggressione, iniziata con la campagna elettorale del presidente Cappellacci e surrettiziamente in corso.

Ho partecipato alla stesura di questo libro redigendo le note introduttive (più o meno ampie) a ciascun capitolo, accompagnando un ventaglio di voci, tutte in qualche modo in relazione con il piano: voci di chi lo ha voluto, costruito, attuato, e di chi lo ha contestato e aggredito. Ho accettato tanto più volentieri di partecipare a questo progetto perché sono convinto che l’esperienza di pianificazione che va sotto il titolo di “piano paesaggistico regionale della Sardegna” non si esaurisca nell’atto normativo né nei suoi dispositivi, ma viva nell’insieme di queste voci (della cultura, della società, della politica) che costituiscono l’humus dal quale è nato, colgono gli umori, gli entusiasmi e le diffidenze, i consensi e i ripensamenti. In questo senso va anche interpretato il titolo: il libro non è una raccolta di “lezioni” sul piano illustrate da una serie di testimonianze, ma il risultato di un coro (meglio, un vocìo) nel quale armonie e dissonanze spiegano ed esprimono la ricchezza del percorso della pianificazione: è questa stessa ricchezza la “lezione di piano”.

Il libro prende in considerazione l’intera parabola del piano paesaggistico della Sardegna, fino al tentativo del suo smantellamento. Senza rinunciare a indicare alcuni suggerimenti per il futuro, una volta chiusa la parentesi dell’attuale maggioranza politica. Abbiamo diviso il materiale necessario a svolgere questo compito nei temi Volontà di Piano, Cultura del Piano, Officina del Piano, Descrizione del Piano, Attuazione del Piano, Conflitti e conquiste, Come andare avanti. Ciascuno privilegia singoli aspetti in cui la storia del piano può essere articolata.

Ma il piano non nasce dal nulla. Esiste una storia territoriale, paesaggistica e urbanistica che riguarda la Sardegna e in particolare le sue coste. Ampio spazio è stato riservato a un prologo che desse conto delle iniziative e delle opinioni che hanno costituito l’avvio del piano paesaggistico: il capovolgimento dell’immagine che la Sardegna ha dato di sé, il passaggio da un’epoca in cui nell’immaginario dei sardi l’Isola coincideva con le sue regioni interne a una in cui la Sardegna è rappresentata dalle sue coste, con la loro sconvolgente bellezza e con gli interventi di colonizzazione e cementificazione (anch’essi diversamente sconvolgenti). Il Prologo – un denso saggio di Sandro Roggio arricchito da un corollario di contributi – illustra questa fase, spiega la temperie del “prima” e prepara il terreno alla reazione e all’avventura del ppr. 

                                                                                 Edoardo Salzano


martedì 25 dicembre 2012

Auguri

Libretti alla Toletta

Con una bella armonia di azzurro e di libri auguro a tutti giorni sereni. M

Novità

Puntuali alla fine dell'anno ecco un nuovo quartetto di libretti:



Risorgimento a Venezia. Impronte monumentali
Raramente accade di interessarsi ai monumenti ottocenteschisparsi a Venezia, ricca di ben altre memorie storiche e artistiche.E se Daniele Manin viene vagamente associato a un eroico 
Risorgimento veneziano, totalmente impenetrate rimangonole ragioni di dedicazione di strade e date - via 22 marzo,via 2 aprile - che nulla dicono ai veneziani di oggi.


Il fontego dei tedeschi. «Una piccola città in mezzo alla nostra»

Dal Cinquecento, la forma compatta e anomala di questa fabbrica sottolinea l'appartenenza di Venezia al bacino mediterraneo con l'adozione di un tipo edilizio - destinato a mercati e merci - fortemente riconoscibile e consolidato in un'area da Costantinopoli a Izmir, da Akko ad Aleppo, 
da Damasco al Cairo. Si può pensare di affidare il restauro di queste pietre a un progetto che questo «locho non capisce»?




The Venetian Campo.  Ideal setting for social life and community
Using her memory as a veil to hide the recent horrors, Suzanne can thus tell the story of the Venetian campi as a useful example, whether for those who wish to create high quality public spaces in other parts of the word (naturally adapted to different cultural contexts), or for those who wish to fight against yhe further degradation of this still unique city.




martedì 29 maggio 2012

OAV al Rebegolo



Anche quest'anno a San Francesco della Vigna è tornato il Rebegolo, festival delle produzioni indipendenti,  25 e 26 maggio.
La libreria Marco Polo, che ha partecipato al Rebegolo, ci ha inviato questa bella foto. Grazie

sabato 26 maggio 2012

Novità

Cari amici
ecco una raffica di nuovi titoli di Occhi aperti su Venezia prima della pausa estiva:




Ogni anno qualche migliaio di persone 
abbandona Venezia, rinunciando a vivere in una 
delle più straordinarie strutture urbane del mondo.
Come spiegare questo paradosso?






Laguna, terra di conquista
La trasformazione in suolo edificabile di parti
del bacino lagunare - contro la storia, la ragione
e la legge - non si arresta




          





Grandi opere e soliti nomi
 Il potere economico e gli affari veneziani 
degli ultimi decenni raccontati da un grande 
giornalista  da 25 anni in prima linea

 






Il ponte di Rialto è l'esito di oggettive difficoltà
e di contrasti, anche culturali, dei provveditori.
Trionfarono tuttavia l'audacia, la costanza, la volontà
di erigere un'opera coerente con la tradizione della città


Arrivare a Venezia annullando la Laguna?
Dalla prima metà dell'Ottocento le trasformazioni radicali 
che hanno segnato la struttura di Venezia hanno
in comune la negazione dell'acqua






   


Per finire proponiamo la versione in inglese del fortunato 
Caro turista di Aleramo Lanapoppi, 
tradotto da Tony Zamparutti
 
How many visitors come to Venice each year?
And how many can the city take? A Venetian reveals the impact of tourism on his city and wonders about its future


  

lunedì 5 marzo 2012

Alberto Vitucci su proscioglimento di Eddy Salzano, autore dello Scandalo del Lido da accusa per diffamazione

Alberto Vitucci, È lecito criticare lo scandalo del Lido e i suoi autori e complici. Denunciare i misfatti non è diffamare, almeno a Venezia, «La Nuova Venezia», 2 marzo 2012
Lido, prosciolti dal gip Lihard, Antinori, Pinarello e Salzano. Non hanno diffamato Est Capital ma espresso giudizi
Progetti miliardari, polemiche e battaglie anche legali. La «cementificazione» del Lido ha trovato spazio in questi anni sui principali media nazionali ed esteri. Nel mirino i progetti affidati con i poteri del commissario straordinario alla finanziaria Est Capital. Deserto il primo bando, il secondo bando dell’ottobre 2010 era stato vinto proprio dalla società presieduta da Mossetto. Non più soltanto l’ospedale al Mare, ma anche la darsena e gli stabilimenti balneari (cordata con le società Mantovani, Condotte e Fincosit) e poi gli appartamenti nell’ex Forte di Malamocco, il restauro di Des Bains ed Excelsior. Progetti approvati ma per il momento non ancora decollati.
«È sicuramente diritto dei cittadini e delle associazioni ambientaliste in cui si riconoscono, esprimere valutazioni critiche, anche pesantemente critiche, in ordine all’operato della Pubblica amministrazione, specie quando coinvolgono il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente».
Con questa motivazione il giudice per le indagini preliminari del Tribunale Giuliana Galasso ha disposto l’archiviazione della denuncia-querela per diffamazione intentata dalla società finanziaria Est Capital contro le associazioni ambientaliste del Lido e i loro portavoce Federico Antinori, Salvatore Lihard e William Pinarello e contro l’urbanista Edoardo Salzano autore del pamphlet Lo scandalo del Lido.
La società presieduta da Gianfranco Mossetto, che ha vinto la gara per i progetti del nuovo Ospedale al Mare, si era sentita diffamata da alcune espressioni usate dai comitati e riportate dai giornali. In particolare aveva offeso gli imprenditori l’uso dell’aggettivo «anomala» riferito alla procedura utilizzata per la gara. Alla busta principale – quella per l’ex Ospedale – erano state aggiunte due buste supplementari, riguardanti le offerte per la darsena e il nuovo stabilimento balneare. Il giudice cita nell’ordinanza di archiviazione le dichiarazioni rese a verbale da Luigi Bassetto, vicedirettore generale del Comune che aveva condotto la trattativa. «Era la prima volta che accadeva», ha ammesso Bassetto. Dunque, l’utilizzo del termine «procedura anomala» non può essere considerato diffamatorio. «Una prassi che dunque ben può apparire anomala», scrive il giudice nel suo provvedimento, «e comunque in lingua italiana tra i sinonimi di anomalo non vi è illecito».
Dunque, libertà di critica. E un principio che provoca soddisfazione tra i comitati. «Non si poteva certo dire che quella procedura fosse normale», dice Lihard, «ma è singolare come il bando seguente sia stato riformulato non più come vendita dell’Ospedale ma con tre interventi. Comunque è stata riconoscita la libertà di critica. E questa la consideriamo una vittoria». L’attività del coordinamento, hanno precisato i legali della difesa, non è mai stata volta alla denigrazione della società Est Capital ma al merito dei problemi. «Continueremo con questo spirito», dice Lihard, «sperando non arrivino altre denunce. Si tratterebbe in tal caso di veri atti di intimidazione».

domenica 22 gennaio 2012

Il Ridotto su Benettown di Paola Somma

Benettown la città mecenatizzata | Il Ridotto

Salvatore Settis sulle grandi navi, «la Repubblica», 16 gennaio

Nuove regole per quei colossi

Salvatore Settis


E la nave non va. Templi del consumismo, le super-navi entrate in scena negli ultimi anni somigliano più a uno dei colossali alberghi di Las Vegas che a una nave. Come a Las Vegas, navi con migliaia di posti-letto vengono spacciate per lusso "esclusivo", ma sono macchine per vacanze, che macinano i piaceri standardizzati di una finta opulenza.

Vendono illusioni, spacciando per altamente personalizzato il più banale e commercializzato turismo di massa. Dare l’illusione del lusso tenendo bassi i costi: di qui la corsa al personale non specializzato, che all’occasione, si scopre, non solo non sa calare una scialuppa in mare ma nemmeno balbettare qualche parola d’inglese (così, pare, sulla Costa Concordia, affondata a pochi metri dal porto dell’isola del Giglio).

Il rito salutista del viaggio per mare miete vittime, solo qualche volta (per fortuna) in senso letterale come al Giglio. Altre volte, vittime sono i clienti, ma anche il paesaggio e l’ambiente. Come per contrappasso, queste navi "da crociera" fanno di tutto per somigliare a una città, anzi a una neo-città addensata in un grattacielo, con dentro shopping center e ristoranti, discoteche e cinema, negozi, palestre, teatri, casinò, piste di pattinaggio su ghiaccio, percorsi jogging, campi sportivi. Nulla, insomma, di più innaturale. Forse per questo il momento di gloria di queste navi-monstre è quando possono esibire il più vicino possibile a una città di terra la loro pomposa arroganza di città-artificio. Non c’è da stupirsi che il capitano della Concordia volesse avvicinarsi il più possibile all’abitato del Giglio: è quello che accade, più volte al giorno, con identiche navi che entrano nel bacino di San Marco sfidando con la loro mole pacchiana la millenaria basilica, i cavalli di bronzo strappati dai dogi a Bisanzio, il Palazzo Ducale. Anzi, allineandosi su campi e calli, e dando ai passeggeri l’insulso piacere di guardare Venezia dall’alto in basso. E le chiamano navi, così s’intitola un pamphlet di Silvio Testa della serie bemenerita "Occhi aperti su Venezia".


Alte fino a 60 metri e oltre, molto di più dei nobili palazzi del Canal Grande, le navi penetrano nel cuore di Venezia per osservarne la bellezza, ma la oscurano e la offendono, alterandone la percezione anche per chi di noi è a terra, o in gondola, o su un vaporetto di linea. Per esempio, la Voyager of the seas è alta 63 metri, lunga 311, larga 47, con 47 ponti; la Costa Favolosa, di poco più piccola, gareggia apertamente con Las Vegas proponendo repliche del palazzo imperiale di Pechino, del Circo Massimo di Roma, di Versailles. Intanto si alterano secolari equilibri portando la profondità delle bocche di porto da 9 a 17 metri (Malamocco), da 7 a 12 metri (Lido).

Viene allora il sospetto che le dighe mobili alle bocche di porto (MoSe) servano a incrementare questa stolta escalation anziché a salvare la città dall’acqua alta.

Un gruppo di Facebook Fuori le maxinavi dal bacino di San Marco raccoglie crescenti adesioni ma non smuove le autorità; invano Massimo Cacciari, da sindaco, aveva provato almeno ad escludere le navi più grandi. Invano lo Spiegel denunciò il problema in un duro articolo di Fiona Ehlers (21 febbraio 2011), premiato dall’Istituto Veneto. Invano Italia Nostra, in un appello poi accolto dall’Unesco, ha protestato contro queste degenerazioni che annientano la forma caratteristica della città e la sua vita civile. Paolo Costa, ex sindaco e ora presidente dell’autorità portuale, propugna invece il senso unico a San Marco per incrementare il traffico delle super-navi.


Un milione e mezzo di turisti l’anno, dopo aver gettato su Venezia un distratto sguardo dall’alto, scendono e si aggirano comprando qualcosa sulle bancarelle, pagando una qualche tassa d’accesso. Di fronte a tanto beneficio, pazienza se Venezia muore. Il denaro prima di tutto, in luogo di tutto.

E la nave (una di queste navi) non va, a Venezia. Lo hanno gridato ieri i manifestanti alle Zattere, accogliendo la Magnifica con striscioni come Big Ship You Kill Venice, e urlando «Sei troppo grande per questa città». All’orribile impatto visivo si unisce infatti un significativo incremento della torbidità delle acque, ma anche il rischio di collisioni e di sversamento di idrocarburi nel cuore della città, un rischio che cresce col numero delle mega-navi che vi sono ammesse (2000 transiti nel 2011).

Nessuno ha calcolato gli effetti della pressione di migliaia di tonnellate d’acqua sulle fragili rive di Venezia. Nessuno ha offerto dati sull’inquinamento da polveri sottili (500 tonnellate scaricate dalle navi a Venezia nel 2010); o sulla presenza in laguna di benzopirene, altamente tossico. Nessuno sa dire se l’incidenza di malattie tumorali che potrebbe avere questa causa sta crescendo in questi anni, anche se il Registro dei tumori segnala a Venezia un «eccesso significativo di neoplasia del polmone» ( i dati nell’opuscolo di Silvio Testa).


Il terribile incidente del Giglio sta attirando molta attenzione, ma a Venezia un simile incidente fu sfiorato il 23 giugno 2011, quando la nave tedesca Mona Lisa, lunga "solo" 200 metri, per un errore di manovra si incagliò a pochi metri dalla Riva degli Schiavoni. Dobbiamo aspettare qualcos´altro, perché le autorità del porto e del Comune pongano fine alla chiassosa sarabanda di navi "magnifiche" e "favolose", ma nocive alla più preziosa e fragile città del mondo?

Occhi aperti su La nuova Venezia, 17 dicembre 2011

Recensioni sulle ultime uscite di Occhi aperti su Venezia

venerdì 6 gennaio 2012

PRESENTAZIONE DEI LIBRETTI ROSSI


Presentazione dei libriccini rossi della collana OCCHI APERTI SU VENEZIA
(organizzata da SPAZIOEVENTI al Casinò)
11 gennaio 2012, mercoledì, ore 18, Casinò di Venezia

I temi cui si riferiscono gli otto libriccini rossi sono raggruppabili in due grandi questioni:
lo sfruttamento finanziario degli spazi fisici della città, attraverso operazioni immobiliari finalizzate all’incremento e alla privatizzazione della rendita urbana: operazioni urbanistiche e infrastrutturali come quelle illustrate nei testi Lo scandalo del Lido (di Edoardo Salzano), Tessera City (di Stefano Boato),  Benettown (di Paola Somma) e il Ponte di debole Costituzione (di Nelli-Elena Vanzan Marchin), che provocano degrado dell’ambiente, riduzione della vivibilità, drenaggio di risorse dal pubblico al privato, ecc.
lo sfruttamento turistico della grande risorsa culturale e d’immagine costituita dalla città, attraverso la promozione di un turismo sguaiato, insensibile ai reali “contenuti” della città, all’unicità e alla modernità del patrimonio che essa costituisce. Un turismo di massa, che non ci si propone di governare ma semplicemente di sfruttare, che degrada la città e la logora, impedendone una fruizione saggia. È a questo secondo tipo di sfruttamento che si riferiscono i testi E le chiamano navi (di Silvio Testa), A che ora chiude Venezia (di Enrico Tantucci), Fermare l’onda (di Giannandrea Mencini), Caro turista (di Paolo Lanapoppi).
 I due gruppi di temi sono evidentemente collegati, e ciascuno esalta gli effetti negativi dell’altro. Il primo, più maturo, è già ampiamente trattato in numerose occasioni, recentissimamente a proposito della discussione comunale del PAT (Piano di assetto territoriale). La discussione sarà dedicata quindi prevalentemente al tema del Turismo, che cos’è, che fare.

giovedì 15 dicembre 2011

Il blog della Libreria Marco Polo: Auguri, Venezia...

Il blog della Libreria Marco Polo: Auguri, Venezia...: L'albero di Natale della vetrina di Libreria Marco Polo è fatto con i libretti dell'editore Corte del Fontego. Questi sedici libretti sono ...

domenica 16 ottobre 2011

Alberto Vitucci su «La Nuova Venezia», 15 ottobre 2011

Le orde di turisti, il ponte «di debole Costituzione», le meganavi e il cemento in una collana di instant book che raccontano una pericolosa trasformazione

Un'idea di sviluppo fondata soltanto sulla «ricchezza facile» e sul turismo. Una città spremuta e violentata da 22 (presto diventeranno 30) milioni di visitatori ogni anno. Sviluppo insostenibile, che minaccia da vicino un ambiente unico al mondo, dagli equilibri delicatissimi. E' questo il filo conduttore di una nuova collana di saggi editi dalla piccola casa editrice veneziana Corte del Fontego. Alla cultura e alla tenacia di Marina Zanazzo si deve l'uscita di queste piccole perle. Instant book documentatissimi, che aprono uno squarcio sulla realtà veneziana vista dai protagonisti della Venezia di oggi. Trentacinque pagine e un costo più che accessibile (tre euro), i libretti del Fontego tracciano una sorta di percorso dedicato a chi vuole toccare con mano la situazione della città d'acqua, le sue trasformazioni sempre più violente e irreversibili. Ecco allora gli ultimi quattro volumetti in questi giorni nelle librerie:

Il ponte di debole Costituzione di Nelli-Elena Vanzan Marchini, Tessera city di Stefano Boato, 
E le chiamano navi di Silvio Testa,  
Caro turista di Paolo Lanapoppi.

Lanapoppi, esponente di Italia Nostra e in passato presidente di Pax in Aqua, ricorda come uno studio dell'università Ca' Foscari firmato dall'allora professore di economia Paolo Costa - poi ministro e sindaco, oggi presidente del Porto - e Jan Van der Borg nel 1988 fissasse come limite massimo sostenibile per la città il numero di 20 mila turisti al giorno, 7 milioni e mezzo l'anno. Oggi, 23 anni dopo, i turisti sono diventati 22 milioni. E uno studio del Coses, l'organismo di ricerca finanziato da Comune e Provincia, ha fissato un nuovo limite. Esattamente il triplo di allora, 59 mila turisti al giorno, pari al numero degli abitanti nel frattempo scesi sotto la soglia dei 60 mila. A questi vanno aggiunti i circa 20 mila pendolari giornalieri. Risultato, la città è stravolta da un'invasione che porta ricchezza- non a tutti - ma che la sua fragile struttura ormai non sopporta più. Esempio emblematico quello delle meganavi, città galleggianti alte più dei campanili, che spostano 100 mila tonnellate d'acqua e sedimenti al loro passaggio. Erano un paio la settimana, adesso sono almeno cinque al giorno. Anche qui, la politica spinge nella direzione dello «sviluppo». Nuove banchine costruite in Marittima e il traffico dei bestioni davanti a San Marco che diventa sempre più pesante. Dati e numeri snocciolati con precisione e leggerezza nel libretto di Testa. E un appello a chi ama davvero Venezia e la sua laguna. «Fino a quando?» era l'emblematico titolo di un volume fotografico di Giulio Obici all'indomani dell'alluvione del 4 novembre 1966. Fino a quando Venezia potrà sopportare la nuova alluvione, come la definisce Italia Nostra, che non porta acqua ma valanghe di turisti che ormai stanno modificando a loro immagine la vita e l'economia della città?
Pungente e documentato come sempre il saggio di Stefano Boato, urbanista e docente Iuav, già assessore all'Urbanistica negli anni Ottanta. «Tessera city» è non soltanto la cementificazione del territorio e della gronda lagunare, ma un errore di prospettiva oltre che un grande danno ambientale. Anche qui, modelli di sviluppo estranei alla storia della città di cui non si riesce a liberarsi.

mercoledì 12 ottobre 2011

GRAZIE!

Ringraziamo tutti coloro che hanno accolto con favore i nuovi titoli di Occhi aperti su Venezia. Ringraziamo anche le librerie che ci ospitano, tengono i  libretti in evidenza - quasi sempre vicino alla cassa -, ci sostengono sui loro siti e blog con parole dolci che incoraggiano. Grazie a tutti.
M.

NOVITA' IN LIBRERIA

Il ponte di Calatrava è diventato una pietra dello
scandalo per i costi, i ritardi, gli errori tecnici della sua 
realizzazione, proprio nella città dei ponti



 Come spianare la strada alla speculazione. 
Due immagini e una storia 


Il crocerismo fa boom in Laguna
 Il grande affare dei condomini galleggianti. 
Quali rischi per Venezia? Quali per la salute?



Quanti siete voi visitatori che venite ogni anno a Venezia?
Qual è il limite massimo che la città può sopportare?